La fornace degli artisti: viaggio tra arte e natura in un museo a cielo aperto

6 Settembre 2017

Articolo di: ©Mina Barcone

Per gentile concessione per l’uso sul blog ArtCafè di laurArt. 

CUNARDOImmersa nel verde, in una cornice di assoluto silenzio, vi è un’antica struttura rurale risalente all’800 che oggi conserva numerose opere di artisti provenienti da tutto il mondo, parliamo del museo La fornace degli artisti di Cunardo (VA). Nata come fornace da calce e dismessa durante la seconda guerra mondiale, fu poi acquistata dalla famiglia Robustelli (dandole il nome di Ibis) che ne riconvertì l’attività in ceramica, di cui sia Cunardo che la Valganna vanta tradizioni antiche nella sua lavorazione, fin dai tempi di Tiberio.

Per arrivare al museo bisogna percorrere la strada che collega Varese a Luino e all’altezza di Cunardo imboccare una via sterrata che porta ad una grande area verde, ad indicarla vi è un cartello: “museo all’aperto, amici delle fornaci Ibis”. Giunti dinnanzi alla struttura, subito lo sguardo è rapito dalle forme e dai colori che ne impreziosiscono le pareti e dalla folta vegetazione che si fonde con esse. Ci troviamo in un vero e proprio museo a cielo aperto, non ci sono orari di apertura, né biglietti da pagare e le opere presenti sono donazioni dei vari artisti che alla fine degli anni 60’ iniziarono a frequentare questo luogo che divenne per loro un vero e proprio punto di riferimento e ritrovo.

 

Osservando la facciata ovest dell’edificio, subito notiamo una decina di piatti colorati, in ceramica, di varie grandezze, alla destra e alla sinistra di una piccola finestrella, al di sotto è possibile visionare un pannello del pittore Giovanni Giannini, accanto una piccola e graziosa porticina in legno a vetri.

 

 

 

Sulla stessa facciata a sinistra, campeggia il pannello dell’artista danese Lens Lerpa, che ha esposto le sue opere in diverse gallerie del mondo e che spesso frequentò, dal 1970, le fornaci Ibis collaborando a diversi progetti.

Anche il cortile che circonda la struttura è impreziosito da diverse sculture, le prime che incontriamo sono quelle di Robustelli e Marrani, proprio difronte la facciata ovest dell’edificio. Giorgio Robustelli infatti non solo ha continuato a portare avanti l’attività di famiglia e a realizzare creazioni artistiche, ha anche dato vita all’associazione “Amici delle fornaci Ibis” con lo scopo di rilanciare l’attività culturale delle fornaci dando vita nel 2015 al museo e organizzando nei suoi spazi eventi e mostre temporanee.

 

 

 

 

Continuiamo la nostra esplorazione verso il retro della struttura dove possiamo visionare l’opera del giapponese, Yasuo Kuwahara, rappresentante due forme umane, accanto vi è un muretto in pietra e su di esso una curiosa scultura dell’artista svizzero Gualtiero Mascanzoni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A questo punto accediamo alla parte “coperta” del museo, percorrendo un ponticello in legno e giungendo all’interno di un caratteristico porticato dove sono esposte diverse opere. Vi è alla parete un’opera inedita di Sangregorio, alla sua destra e alla sua sinistra piatti in ceramica e alcune sculture come quella rappresentante un volatile su una zampa.

Alle pareti della stanza attigua troviamo poi un quadro di Silvio Monti, artista varesino, dal titolo “Distrazione metafisica”, opere del pittore e scultore Carlo Fayer, Vittorio Tavernari, Giovanni Campus, tutti artisti che hanno frequentato nel tempo le fornaci.

Torniamo all’esterno, sul muro in pietra accanto quella che sembra essere una grande torre, vi sono una decina di scritte intagliate in pannelli di legno, come quella che recita “noi fioriremo, finchè fioriranno i fiori”. Scendendo una scalinata esterna accediamo alla parte posteriore della struttura, è il fruscio delle foglie a interrompere il silenzio in questo nostro viaggio tra arte e natura, dove si respira un senso di pace assoluta.

Giunti sul retro sono le sculture di Anny Ferrario a monopolizzare la nostra attenzione, un’alta colonna decorata con sopra un volatile e accanto su un masso in cemento vi sono quelle che sembrano essere le sue uova. Ci dirigiamo ora verso la parte sud, dove si trova il laboratorio e subito notiamo sulla parete il busto di una donna dall’ espressione felice, opera dell’artista australiano Rod Dudley.

©Mina Barcone 08.2017

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2 commenti

  • Alberto 7 Settembre 2017a8:18

    Bello!!!!

  • laurArt 7 Settembre 2017a18:14

    Si davvero bello 🙂 Vale la pena andare a visitarlo, specialmente per chi vive qui in zona…

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