Opere d’arte sotto la lente: Le ninfee di Claude Monet

19 Ottobre 2017

Le ninfee (serie), Claude Monet, 1899-1916

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come poteva mancare il ‘re’ delle ninfee in questa rubrica? Scopriamo qualcosa in più su di lui.

Iniziamo ad analizzare i quadri nel loro insieme, e poi andremo a prendere alcuni dettagli per sezionarli e scoprire altri ‘segreti’.

Monet:

Claude Monet nasce a Parigi nel 1840, la sua famiglia si trasferisce in seguito a Le Havre, dove lui debutta con la sua carriera di artista come caricaturista e dove fa la conoscenza del pittore Boudin, che lo inizia alla pittura all’aperto.

A Parigi fa la conoscenza di molti pittori, tra i quali: Manet, Renoir, Sisley, Degas, Pissarro.

Tutti si incontrano regolarmente per condividere le loro idee sulla pittura, e Monet si afferma rapidamente come loro guida.

Durante un’esposizione comune di opere rifiutate dal salone ufficiale, Monet presenta la sua celebre tela: ‘Impressione, levar del sole’. Questa donerà il suo nome al movimento: gli impressionisti sono nati! Nelle loro opere creano un nuovo modo di osservare la natura e la luce e traducono questa visione in una moltitudine di tratti frammentati e colorati.

Terribilmente indebolito per la scomparsa di sua moglie, Monet termina la sua vita nella sua casa di Giverny dove muore nel 1926.

Analisi generale:

Le ‘ninfee’: comprende una gigantesca serie di più di 250 tele! Monet ama dipingere lo stesso luogo a delle ore, delle stagioni e in tempi differenti. Così, il bacino delle ninfee diventa un universo, che cambia senza sosta, di colori e di luci. George Clemenceau, grande amico di Monet, racconta i preparativi di questo lavoro ‘in serie’. L’artista elaborava nello stesso tempo più tele per ritornare su ciascuna in diversi momenti della giornata. Riesce così nel prodigio di immobilizzare l’istante, di fissare il fluido e l’impalpabile, i riflessi acquatici, il tremolio delle foglie, la luce che dissolve i contorni, in vibranti tele dalle mille sfumature, frammentate da pennellate puntiformi, tratti e macchie. La forma si disintegra fino all’astrazione. Immense sinfonie, dove l’acqua, l’aria e la vegetazione si incontrano e si confondono nella luce, ‘le ninfee’ annunciano la pittura astratta della seconda metà del XX secolo.

 

Analisi alla lente:

1- La ninfea è un fiore simbolo della nascita del mondo. Si apre il mattino e si chiude la sera. Monet si concentra su questo fiore al confine dell’acqua, della terra e dell’aria. Lui evoca le forme con delle piccole pennellate spesse e irregolari.

 

2- Monet ha senza dubbio dipinto questa tela da una barca o dal grande atelier che aveva fatto costruire al bordo dello stagno. Queste opere che sembrano quasi improvvisate, dipinte molto velocemente per cogliere un istante luminoso, sono in realtà lavorate e rilavorate in atelier.

‘Mi ci è voluto tempo a comprendere le mie ninfee!’ 

 

3- Molto ispirato dalle stampe giapponesi Monet fa costruire un piccolo ponte nel suo giardino, sopra lo stagno coperto di ninfee. Motivo centrale della composizione, la struttura netta, rigida e stabile del ponte contrasta con la massa confusa, morbida e cangiante della vegetazione.

 

4- ‘…Sappiate che io sono assorbito dal lavoro. Questi paesaggi d’acqua e di riflessi sono diventati un’ossessione. E aldilà delle mie forze di vecchio io voglio arrivare a rendere quello che sento’. 

Monet ha dipinto questi quadri in età avanzata, senza vederci quasi più. Nell’ultima serie delle ninfee le forme sono completamente dissolte.

 

5- I salici e i roseti formano le linee verticali prolungate dal loro riflesso sull’acqua, al contrario le ninfee disegnano delle bande orizzontali che si dissolvono sullo sfondo per creare una prospettiva e suggerire la profondità: lo stagno sembra avanzare verso di noi!

 

6- Ogni mattina, un giardiniere prepara il piano d’acqua prima che Monet arrivi a dipingere: a bordo di una barca, toglie le foglie, i rami caduti durante la notte, i fiori appassiti, e bagna anche le foglie delle ninfee nell’acqua per togliere la polvere.

 

7- Se l’inquadratura è cambiata leggermente fra i due dipinti del ponte giapponese, è soprattutto il cambiamento di colori che colpisce, sono i colori reali della natura o è l’occhio del pittore che li ha trasformati?

 

8- Non c’è più il cielo, non c’è più la riva, non c’è più la prospettiva in questa vista delle ninfee. E’ impossibile distinguere le foglie e i fiori dai semplici riflessi sull’acqua. Possiamo dire che queste tele delle ninfee annunciano l’arte astratta?

 

Alla prossima puntata di ‘Opere d’arte alla lente’

laurArt

 

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