Una cosa divertente che non farò mai più – David Foster Wallace

8 Novembre 2018
 

Titolo: Una cosa divertente che non farò mai più

Autore: David Foster Wallace

Editore: Minimum fax

Voto di laurArt: 4 stelle... e il vostro?  Potete votare anche senza iscrizione!


 

 

 

 

Questo libro nasce come articolo commissionato all’autore dalla prestigiosa rivista Harper’s che voleva un reportage sulle crociere extralusso ai Caraibi.

Da un semplice articolo si è pian piano trasformato in qualcosa che continuava a crescere ad ogni revisione dell’autore, fino a diventare un classico postmoderno dell’umorismo, ma anche una magistrale satira sul materialismo e il divertimento di massa nella società americana. 

Lo humor di Wallace è geniale e davvero divertente, tanto che la recensione di un viaggio in crociera diventerà un trattato capace di cogliere anche il senso più sottile e misterioso del perché si sceglie una crociera come vacanza, e da cosa, probabilmente, si sta cercando di fuggire. Una vera esplosione pagina dopo pagina che diventerà inarrestabile, così come la lettura del libro. 

 

 

 

‘Ho sentito cittadini americani maggiorenni e benestanti che chiedevano all’Ufficio Relazioni con gli Ospiti se per fare snorkeling c’è bisogno di bagnarsi, se il tiro al piattello si fa all’aperto, se l’equipaggio dorme a bordo e a che ora è previsto il Buffet di Mezzanotte… Ho sentito il profumo che ha l’olio abbronzante quando è spalmato su oltre dieci tonnellate di carne umana bollente. Ho visto un parrucchino in testa a un ragazzo di tredici anni. Ho tenuto il ritmo di due quarti puntando il dito verso il cielo esattamente sulla stessa disco music sulla quale odiavo puntare il dito verso il cielo nel 1977… Ho imparato come si allaccia il giubbotto salvagente sopra lo smoking e ho perso a scacchi con una bambina di nove anni.’

 

Se qualcuno di voi sta pensando ad una crociera come prossima meta, ma ancora non ne è sicuro, allora leggere questo libro vi darà migliaia di motivi per cambiare idea e non considerarla mai più.

Wallace non è mai banale, e vi accompagnerà in una delle critiche più feroci, spietate e dissacranti mai lette prima, dedicata al ceto medio-alto americano, a tutti i vizi e le manie, alla superficialità e all’esibizionismo, e alle centinaia di luoghi comuni che molto spesso fanno dell’uomo adulto benestante un essere infantile. 

Non c’è molto altro da dire su questo libro in questa recensione, perché semplicemente va letto. Non essendoci una trama ma, appunto, essendo una sorta di recensione ad aneddoti di questa esperienza, non vi resta che leggerlo e preparavi a ridere davvero fino alle lacrime. 

 

‘Non riesco nemmeno a immaginare come si possa manovrare una creaturina del genere in un molo come questo. Dev’essere come parcheggiare un autoarticolato in uno spazio grande esattamente quanto l’autoarticolato con una benda sugli occhi e quattro pasticche di LSD in corpo.’

 

Ci sono molte parti incentrate sulla descrizione della nave, dei servizi e divertimenti offerti e del personale di servizio, nonché dell’equipaggio. Osservando attentamente tutto questo, dopo qualche giorno, Wallace, inizia a trovare difetti e mancanze in quello che inizialmente gli era sembrato incredibile. Da qui nasce spontanea una riflessione; ci si può abituare all’essere troppo viziati e coccolati, tanto da finire per darlo per scontato e non riuscire nemmeno più ad apprezzarlo? 

 

‘Provo a lasciare la 1009 in condizioni davvero indecenti e poi me ne vado e mi nascondo da qualche parte sul ponte inferiore e dopo ventinove minuti esatti torno – e di nuovo quando spalanco la porta non c’è traccia né di Petra né di pulizie. Poi esco dalla cabina esibendo la stessa espressione di prima, con annessi e connessi, e resto nascosto per trentuno minuti esatti e poi riporto il culo in cabina – e Petra non c’è neanche stavolta, ma la 1009 è sterilizzata  e lucida e c’è un cioccolatino alla menta sulla federa fresca e nuova del cuscino.’

 

Concludo con l’unica nota dolente di questo libro assurdo – assurdo nel significato più positivo del termine – ovvero le note a piè di pagina!

Sono state il mio incubo per le 151 pagine della lettura, in alcuni momenti erano talmente fastidiose che ho addirittura pensato di abbandonare. Non sono tante, non sono molte, non sono un’infinità, sono un’esagerazione. Centocinquantuno pagine e 137 note, senza contare le varie e numerose «15a – 15b – 15c – 15d – 15f – …».

Hanno rallentato la mia lettura dell’80% come minimo, e sinceramente non ho capito perché non siano state integrate nel testo, visto che molto spesso erano quasi delle continuazioni di quello che Wallace stava narrando. Saltarle è impossibile perché sono sempre attinenti e anche interessanti, ma soprattutto parte integrante del libro, ma leggerle e doversi fermare ogni tre frasi è stato davvero difficile e fastidioso. 

Ma se, come me, riuscirete a superare questo scoglio, ricorderete questo libro come uno dei più divertenti e intelligenti letti nella vostra vita. 

 

Buona lettura

laurArt


Consigliato a: chi apprezza la satira e l’ironia dissacrante, chi vuole ridere fino alle lacrime, chi cerca qualcosa di assolutamente diverso e brillante, chi non sopporta i vari villaggi turistici e affini.

Sconsigliato a: chi sta pensando di fare una crociera, o forse, pensandoci bene ve lo consiglio! chi ama le crociere e i vari villaggi turistici dove anche le palme sono finte, chi non ama gli stili dissacranti, chi nonostante tutti i buoni sentimenti e la forza di volontà sa di non poter reggere a 137 e più note a piè di pagina. 

 

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