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reggiseni nero

«Ok, non abbiamo più scuse, le feste sono ufficialmente concluse con la nostra cena dell’altra sera, quindi da oggi si parte con la dieta!» Sophie dopo aver pronunciato queste parole ordinò il secondo giro di spritz e chiese al cameriere di portare qualche stuzzichino in più.

Ci eravamo incontrate per caso in piazza Riforma a Lugano, ed eravamo finite sedute al Tango con la scusa di aggiornarci sulle ultime novità in un posto al caldo invece che in mezzo alla piazza a gelare.
Naturalmente dopo mezz’ora Stella ci aveva raggiunte, accompagnata da Cloé che aveva appena finito il controllo settimanale della sua pasticceria in Via Pessina.
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lite donne

Cloé stava trafficando in cucina, impegnata in un nuovo esperimento per un dolce che le era apparso in sogno quella notte, e che voleva assolutamente inserire nell’assortimento della sua catena di pasticcerie come novità assoluta per il 2016.
Me ne stavo appollaiata su di uno sgabello, e mentre la osservavo, avevo l’impressione di stare per assistere alla nascita della cura per ogni malattia conosciuta.
Cloé sembrava un chimico, tutta assorta a pesare, misurare, dosare ed assaggiare gli ingredienti più disparati e strani.
Mentre trafficava con i suoi ‘intrugli’ mi raccontò di Sid e della sua ossessione verso di lei, che ancora non sembrava essere cessata.
Poi passò ad un altro argomento, ma io ormai ero già persa nei miei pensieri e non avevo sentito una parola di quello che mi aveva appena detto.
Davanti al mio mutismo, Cloé si girò verso di me, e mi trovò con il mento appoggiato alla mano, lo sguardo che fissava qualcosa di indefinito e l’aria completamente assente.
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Catene mani

Un giorno qualsiasi di una settimana qualsiasi, mi trovavo in casa mentre lavoravo con poca voglia, l’umore non era dei migliori e, sarà stato per il vento da Nord in arrivo, o per qualche ignoto motivo, mi sentivo decisamente inquieta e nervosa.
Fu così che iniziai una discussione con Big.
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coppia cariatide

La musica che usciva dall’autoradio era coperta dalle chiacchiere di Cloé, Stella, Sam e naturalmente dalle mie.
La nostra direzione, quella mattina, era Locarno, ma la destinazione non delle più piacevoli.
Forse proprio per questo motivo cercavamo in ogni modo di essere allegre e spensierate forzando all’inverosimile queste emozioni.

Qualche settimana prima, Cloé, si era finalmente decisa ad andare da un dermatologo per fare un controllo ad un neo decisamente sospetto, che da qualche mese stava crescendo sulla sua schiena, e dall’aspetto tutt’altro che bello.
Il medico lo aveva rimosso ma non era stato in grado di dirle subito se fosse solo un innocuo neo o altro, così l’aveva spedito in laboratorio per essere analizzato, e oggi, appunto, era il giorno in cui doveva andare a ritirare i risultati.
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CoffeeTime_151004__00300

Una mattina di qualche giorno fa, avevo ricevuto un messaggio da parte di Chris, il mio carissimo amico, il quale invitava me e le ragazze ad andare ad assistere alle prove della ‘Settimana dell’Alta Moda’ a Lucerna, che avrebbe organizzato la ditta per il quale lavorava.
Avvisai Stella, Sam e Cloé e ci incontrammo per organizzare il tutto.

Dopo una mezz’oretta di convenevoli, chiacchiere da donne e immancabili risate, aprimmo le nostre agende virtuali per trovare un giorno che potesse andar bene per tutte e quattro.
L’idea era di partire la sera, dopo i rispettivi lavori, e ritornare la sera seguente, dopo la sfilata.
Iniziammo ad elencare i vari giorni, e ci accorgemmo subito che Stella era particolarmente impegnata quella settimana.
Alle nostre domande su cosa avesse da fare era abbastanza evasiva, e questo poteva significare solo una cosa; c’era un uomo di mezzo!
Partimmo con il nostro bombardamento di domande a raffica senza darle nemmeno il tempo di respirare, in modo da farla cedere e raccontarci tutto, questa tecnica, tra di noi, veniva sempre usata con un tasso di successo del 100%.
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ombre

E infatti arrivarono le 11.30 e dalla porta della mia camera d’ospedale erano entrate solo Cloé, un medico, qualche infermiera e Sam…Lo sapevo, me l’aspettavo, ne ero conscia, ma allora perché mi sentivo così triste?

Restai sola, Cloé e Sam sarebbero tornate nel tardo pomeriggio.
Mentre rimuginavo sui motivi della mia reazione mi chiamò Stella, che, come sempre, riuscì a rimettermi di buon umore e a farmi passare una divertente mezz’ora spettegolando sulle varie vipere di nostra conoscenza e raccontandomi della sua amicizia con Alessandro che si stava consolidando sempre di più.
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Tacco

…Come si sa, al peggio non c’è mai fine, e infatti le dis-avventure di Sonia non finiscono qui…

Le sue ‘vittime’ si susseguivano ad un ritmo sempre più ossessivo, e noi, eravamo ormai rassegnate a vederla single per il resto dei suoi giorni.
Tra gli episodi più bizzarri, c’era sicuramente l’avventura con un suo caro amico, che non aveva mai considerato come potenziale fidanzato, ma si sapeva che, in tempo di carestia, Sonia sarebbe stata capace di acchiappare qualunque esemplare maschile a patto che respirasse.
E fu così che iniziò a vedere il suo caro amico, che aveva una cotta per lei da anni, sotto un’altra luce.
Si conoscevano già e quindi tutte pensammo che questa volta non avrebbe potuto inventarsi chissà quale scusa per scaricare anche lui, ma ci sbagliavamo in pieno.
Lui era un elettricista, si stavano frequentando da ormai un paio di settimane e tutto sembrava andare bene, quando successe il patatrac.
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Tacco

Eravamo ormai ritornate da qualche giorno dal nostro mini-viaggio introspettivo in terra ligure, e ripreso il nostro tran-tran quotidiano.

Una delle nostre piacevoli routine era quella di incontrarci per pranzare insieme una volta a settimana, se possibile, e raccontarci le ultime novità.
Quella tarda mattina mi stavo appunto preparando per uscire e trovarmi con le mie amiche.
Arrivai allo Snack Bar Gordy e trovai Sam e Stella già sedute ad un tavolino all’aperto ad aspettarci.
Cloé ancora non si vedeva.

Mentre aspettavamo il suo arrivo e sorseggiavamo il nostro Spritz, Sam disse che aveva sentito Cloé qualche giorno prima consigliandole caldamente di riflettere bene e di provare a dare ancora una possibilità a Sid.
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Stazione_2

Una delle frasi che avevo sentito dirmi più spesso durante i miei mesi di disfatta era
«Vedrai Laura, quando smettiamo di cercare le cose, esse arrivano da sole! E’ sempre così fidati.»
Ad essere sinceri, in questi mesi, non me ne poteva importare di meno.
Avevo ormai deciso di godermi la mia ‘singletudine’ e dare un addio definitivo alle storie serie.
Accettavo inviti che difficilmente avevano un ‘secondo tempo’, uscivo con le amiche, e mi dedicavo alle cose che avevo voglia di fare, punto e stop.
Mi sentivo bene, davvero, non è una bugia.
Stavo bene con me stessa (e grazie a Dio non avevo mai avuto problemi a stare sola, anzi!), mi godevo il mio tempo come meglio credevo e non mi mancava assolutamente nulla.
Il dolore e la depressione post MisterX erano scomparsi quasi del tutto, per la maggior parte del tempo stavo bene e non ci pensavo proprio, ma poi…
…ma poi capitavano quei giorni, o quelle sere, come in questo caso, in cui la nostalgia e il dolore riemergevano all’improvviso e riuscivano a togliermi il fiato e squarciarmi di nuovo il cuore anche se ormai erano passati davvero tanti mesi.
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Nassa

Quella mattina mi trovavo al City (ora Eni, ex Agip).
Stava diventando un po’ complicato riferirsi a questo posto!
Per noi affezionati clienti comunque restava sempre ‘l’Agip’.
Stavo lavorando al mio nuovo articolo.
Un paio di volte a settimana, infatti, andavo a lavorare lì in modo da poter anche osservare le persone e il loro modo di relazionarsi e prendere spunti per i miei argomenti.
Forse perché la maggior parte delle persone presenti erano sole, fatto sta che iniziai a pensare che, da quando avevo ricominciato ad accettare inviti galanti, i miei appuntamenti erano andati uno peggio dell’altro, tanto da farmi ritornare a grandi passi sulla mia decisione iniziale, e cioè quella di restare single e chiudere definitivamente il capitolo uomini.
Mi ricordai di una frase che Cloé disse anni fa; affermava che noi donne, in fondo, siamo sempre sole anche se stiamo con qualcuno, e che quindi era meglio fare come lei, mettersi una bella armatura con tanto di corazza e godersi gli uomini senza aspettare che ci soddisfacessero.
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