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Passaggio proibito

‘Prossima fermata Lugano…’

La voce metallica dell’altoparlante ci stava avvisando che mancava poco alla nostra fermata.
Eravamo di ritorno dal nostro mini viaggio per le sfilate alle quali ci aveva invitate Chris, dopo aver discusso a lungo avevamo optato per recarci in treno in modo da poterci rilassare ed evitare soprattutto lo stress della guida e del traffico.
Era stata un’ottima idea, Chris infatti ne aveva approfittato per rientrate con noi.
Erano stati due giorni incredibili, decisamente stancanti ma assolutamente unici.
Vedere il mondo in cui Chris lavorava e si muoveva abitualmente era stata davvero una bellissima esperienza, e bellissimo era stato specialmente ricevere piccoli regali dai vari stilisti presenti all’evento, avevamo fatto bene a portare i nostri trolley più grandi perché ora straripavano di nuovi accessori e gadget rigorosamente griffati.
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Il sole filtrava dalla finestra e il campanile della chiesa annunciava l’inizio di una nuova giornata con un’allegra melodia tipica dei paesini di campagna.
Mi girai stiracchiandomi e per un attimo restai confusa; non ero nel mio letto. Un istante soltanto e ricordai che mi trovavo in un albergo, all’altro capo della Svizzera.
Girandomi sentii il dolce tepore del corpo di un uomo accanto a me, il suo respiro ancora profondo e regolare, e la sua mano che nel sonno cercava il mio corpo. Big.
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E infatti arrivarono le 11.30 e dalla porta della mia camera d’ospedale erano entrate solo Cloé, un medico, qualche infermiera e Sam…Lo sapevo, me l’aspettavo, ne ero conscia, ma allora perché mi sentivo così triste?

Restai sola, Cloé e Sam sarebbero tornate nel tardo pomeriggio.
Mentre rimuginavo sui motivi della mia reazione mi chiamò Stella, che, come sempre, riuscì a rimettermi di buon umore e a farmi passare una divertente mezz’ora spettegolando sulle varie vipere di nostra conoscenza e raccontandomi della sua amicizia con Alessandro che si stava consolidando sempre di più.
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ombre

Ero accoccolata nel mio letto con una puntata della mia serie tv preferita, quando suonò il telefono e comparve un numero che non conoscevo.
Non so perché risposi, ma appena dissi ‘pronto?’ mi pentii amaramente di aver accettato la chiamata, e non sapevo ancora cosa mi stava aspettando…

…Dall’altro capo del telefono sentii una voce maschile che non riconobbi subito.
Aveva un tono molto sostenuto e aggressivo.
Il tempo di realizzare che era il figlio di Sid e mi sentii insultare e attaccare con ogni genere di accuse ed epiteti.
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