Presentazione Mostra 2009 presso Ristorante delle Alpi, Rivera
EROS COSTANTINI
A TU PER TU CON LE EMOZIONI DI LAURA E CON LE NOSTRE
Laura non c’é?, ha detto o cantato qualcuno. Si sbaglia! Basta guardarsi in giro per accorgersi che Laura, almeno Laura Panzera, la pittrice (anzi, con termine più globale) l’artista c’é, ed é una presenza che da tempo si aggira quasi pudicamente nel mondo dell’arte e, da quanto si sente e si coglie nei suoi ultimi lavori, sta per imboccare altre strade, cercare altre emozioni e fors’anche avventure e dà avvio a un altro capitolo della sua vita.
Detto questo, quasi quasi potrei ritirarmi, con magari legittimo sollievo da parte di qualcuno che, legittimamente, teme magari una inopportuna e zoppa lezioncina di storia dell’arte fatta con parole astruse e lungaggini.
Calma e coraggio: non mi avventurerò nelle ambigue designazioni in voga (figurativo, concettuale, minimalista, antifigurativo, eccetera). Fanno ridere e servono solo a confondere e a darsi arie le polemiche sui generi artistici: un’opera se é tale ha solo norme sue. Anche perché, specialmente per chi dipinge, come Laura Panzera, ci troviamo davanti a una rapina visiva; una violazione fra i segreti dei colori, sorprendendone, rivelandone e coinvolgendoci nei loro magici rapporti.
Ma come detto poco fa, potrei interrompere qui la presentazione sintetizzando l’arte di Laura in una sola frase: lei é un’artista delle emozioni sublimate da refoli filosofici in grado di vivificare i sentimenti. Non é poco.
Basta scorrere i titoli dei suoi quadri per rendersene conto. Ne cito alcuni: “Leggerezza dell’essere” (dove questo titolo evoca a chi lo ha letto “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera). Poi, “Viaggio interiore”, “Emozioni”, “Leggerezza del pensiero”, “In profondità”, e mi fermo qui.
Anche chi non é critico d’arte, come me, ma ama l’arte come espressione estetica difficile da catalogare, come gioia visiva e coinvolgente pur se il fine ci sfugge, e ci si abbandona al suo canto suadente, ebbene noi tutti, presumo, possiamo facilmente essere catturati dai quadri di Laura e dalle sue emozioni, molte delle quali sono anche nostre. Magari più illusioni che emozioni. Ma non importa. Già parlare e scrivere di emozioni e sentimenti non é facile, fissarli su una tela é ancor più difficile. Si tratta infatti di definire razionalmente ciò che non é razionale e che può avere un’infinità di facce o risvolti. Prendiamo, ad esempio, la felicità, la paura, la gelosia, il senso di morte, il senso di colpa. Ma per farla breve, prendiamo qualcosa che più o meno tutti abbiamo conosciuto o creduto di conoscere: l’amore. Ma quello fra un uomo e una donna o (perché no?, siamo grandi e vaccinati) anche fra persone dello stesso sesso. Ebbene, é facile dire amore e definirlo tale mentre é magari soltanto un incendio dei sensi, oppure un traguardo sociale o affettivo ma non amoroso, un’infatuazione o un’identificazione paterna o materna nel partner, un’idealizzazione a volte platonica, cioé dove si parla di assoluto e non di sensi, mentre forse lui é impotente e lei é frigida. Questo per dire quanto é difficile abbordare, come fa Laura, le emozioni e scandagliarle.
Certo che al debosciato o vecchio satiro in disarmo piacerebbe ancora trasformarsi nell’essenza di quella linea rossa che attraversa la tela intitolata “Passione di pianto annodata al mio corpo”, ma rimaniamo ancorati all’arte. Per dire che in quella di Laura Panzera traspare e ammicca qua e là sensualità ed erotismo.
Non bisogna scomodare Freud o qualche santone dell’arte abbinata alla psicanalisi per accorgersi che delle sue e nostre emozioni la sensualità é inalienabile.
Lo suggeriscono assai bene le due figure di “Yin e Yang” che si muovono su un terreno spaccato e ricucito e si rifanno all’antica filosofia cinese della legge del cielo e della terra, quindi ai lati soleggiati e in ombra della vita, dove uno spazio importante é offerto a quell’inalienabile pulsione chiamata sesso (puro o impuro spetta a noi deciderlo).
In questo demanio di sensazioni “calde” ci pongo “Spaccatura”, piccolo quadro dominato dal rosso; molto bello. A mio parere piacerebbe a Klimt, Schiele, Koling e altri maestri dell’espressionismo austriaco spinto. Come loro anche lei sembra suggestionata in maniera emozionale e spirituale, pertanto l’accentuazione cromatica e l’incisività del segno trionfano.
Ma il bello della nostra artista, cioé di Laura, é che ascolta il canto di molte sirene: la sua, lo si capisce, é una febbre contagiosa, una irresistibile spinta ad aggirarsi nei territori dell’arte attenta ai molti richiami di un colore, di un soggetto, di una materia e delle emozioni. Sa che ci si può anche perdere, specialmente se giovani e curiose come é lei. Ma contrariamente ad Ulisse non si tura le orecchie con la cera per sfuggire al suadente canto delle sirene, ma é pronta a seguirle, a cambiare rotta (come annuncia) e a buttarsi a capofitto fra le onde o a lasciarsi trasportare da palloncini o bolle blu che salgono come dice in “Leggerezza del pensiero”, oppure a correre senza paura verso nuovi traguardi come le onde blu di “Emozioni”.
Avendo percorso per lavoro buona parte dell’America latina, mi sono ritrovato assai nei suoi dipinti offerti ai loro caffé, ma quello che mi ha stupito e divertito é il quadretto dedicato al “Quetzal”, cioé un uccello verde del Centro America dalla coda lunga nel quale mi sono pure imbattuto in Costa Rica, e che, stando a leggende locali, é considerato ispiratore di allegria e del talento artistico in generale. Beh, credo che per quanto la riguarda Laura ha fatto un buon incontro.
Ovvio dire che la vita é un puzzle che sarebbe bello potersi confezionare in proprio abolendo le condizioni negative, specialmente quelle psichiche a volte più devastanti e dolorose di quelle fisiche. Dicevamo della filosofia che evoca la pittura di Laura Panzera. A pungolarmi a pensare alla vita come a un puzzle é stato quel suo “Viaggio interiore”: quadro, quanto tormentato, mosso da una specie di magma di colori che affondano nell’animo. Mi ha ricordato “Il male oscuro”, quel gran bel romanzo di Giuseppe Berto: la storia di una nevrosi da angoscia descritta anche con caustico umorismo. Una crisi, che avendo conosciuto diversi artisti, anche di fama, credo che li minaccia e insieme li stimola sovente. Presumo che il viaggio interiore di Laura sia più un viaggio di ricerca e di creatività: almeno quel nuovo viaggio artistico che ha iniziato a fare. Non ci resta che augurarle ogni bene. Quanto a Laura, la aspettiamo con curiosità alla prossima tappa. Auguri.
Eros Costantini
Eros Constantini, Giornalista ed opinionista