Come tanti piccoli ricordi – Mattia Bertoldi

 

Titolo: Come tanti piccoli ricordi

Autore: Mattia Bertoldi

Editore: tre60/TEA

Voto di laurArt: 4 stelle... e il vostro?  Potete votare anche senza iscrizione!

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Mattia Bertoldi è uno scrittore ticinese, quindi oggi possiamo dire che ‘gioco in casa’.  

Mai chi è Mattia? Mattia è un giovane scrittore nato (e cresciuto) a Lugano nel 1986, che ha esordito nel 2012 con ‘Ti sogno, California’ e in seguito ha pubblicato altri due romanzi, di cui l’ultimo è quello di questa recensione. Ha anche scritto e collaborato con altri autori in diverse pubblicazioni. 

Ringrazio Mattia per avermi fatto dono del suo libro durante la presentazione che si è svolta a Vezia nel mese di maggio, e per aver voluto una mia recensione – ne sono sinceramente onorata – potete anche trovare il racconto vocale di quella sera sul mio canale Telegram CLICCANDO QUI.

Come tanti piccoli ricordi è un libro che porta con se un tema poco conosciuto, perlomeno nel modo in cui ne parla Mattia, e cioè, quello della memoria, o meglio, della figura degli assistenti per la memoria. Devo ammettere che prima di leggere questo libro non avevo la più pallida idea che esistesse davvero una professione come quella dell’assistente per la memoria, e già questa cosa mi ha incuriosita e interessata parecchio. 

‘Quando si parla di persone con problemi di memoria, si tende a pensare a un cervello sempre più spento; a un groviera con un crescente numero di buchi; a una spugna alla quale vengono staccati così tanti pezzi che non è più in grado di assorbire niente. Per Manlio, invece, si trattava di una rete: in certi punti poteva pur avere squarci tali da non trattenere più nulla – nemmeno ricordare il giorno della settimana – ma in altri si faceva più fitta, divenendo molto più efficace delle altre.’

Ma veniamo alla trama:

Il protagonista è Manlio, 34 anni, e da dieci fa l’assistente per la memoria. 

L’inizio è molto interessante e con un tema sviluppato benissimo, troviamo infatti Manlio che va a fare la sua visita settimanale a uno dei suoi ‘pazienti’, un signore già in età che vive con il figlio e che ha grossi problemi di memoria. Manlio con lui ha sviluppato una ‘tecnica’ molto particolare e bizzarra per certi versi, che però si rivela fondamentale per il suo paziente e anche per il figlio che imparerà ad aprirsi maggiormente al padre e forse a non avere paura di questo oblìo che lo avvolge per la maggior parte del tempo. Non vi anticipo nulla perché a mio parere questo libro va letto, accennandovi anche solo qualcos’altro rovinerei il piacere di scoprire pian piano cosa fa e chi è questa figura professionale molto particolare. 

Improvvisamente però la storia prende un’altra piega, e vira su una nuova sfida per Manlio; questa volta si tratta di una ragazza quasi sua coetanea, e quindi giovane, che convive con dei seri problemi di memoria a causa di un incidente automobilistico. 

Manlio inizia da subito a pianificare il suo metodo d’azione, ma in questo percorso lo vedremo scontrarsi con imprevisti e problemi che non avrebbe mai immaginato. Uno fra questi sarà la figura della mamma della ragazza, molto protettiva nei suoi confronti e molto scettica sul ruolo di Manlio; l’altro invece sarà l’amore, in svariate forme e fasi. 

‘«Come se questi disegni fuggissero da qualche parte, anche se non sai dire dove. Eppure sai che ci sono, e un giorno vorresti scoprire il posto in cui sono andati a finire per riappropriarti di tutti loro, di tutti i tuoi ricordi.» L’assistente la fissava. Sorrideva.’

A questo punto accade qualcosa nel libro, che purtroppo mi ha lasciato un po’ di delusione; subentra in maniera molto imponente il tema appunto dell’amore. Non che io abbia nulla contro l’amore, ci mancherebbe, ma ero talmente affascinata dal tema della memoria e degli assistenti per la memoria che mi sono sentita come se mi avessero tolto una deliziosa pietanza da sotto il naso proprio a metà del pasto. Sicuramente è un mio limite, ne sono consapevole, non amo particolarmente i libri e le storie a sfondo romantico/drammatico/sentimentale, e quindi questo resta un parere puramente personale che forse poche persone condivideranno, come è giusto che sia. 

La storia, comunque, non perde di interesse o di intensità o di ritmo, anzi, tutt’altro, si viene coinvolti in un mondo di emozioni e personaggi molto ben caratterizzati che pian piano ci porteranno a conoscere sempre più cose delle loro vite. 

‘«Ma ora ho smesso di piangere.» Riaprì gli occhi ed era vero: non erano più lucidi. «Perché io rivoglio mia figlia indietro. Non una parte, non qualche ricordo. Tutto» e tagliò l’aria con la mano tesa. Manlio scrollò la testa. «Mi piacerebbe avere la formula magica per risolvere la cosa in pochi giorni… Ma la verità è che non c’è una scorciatoia.»’

Un libro che si fa leggere velocemente per la voglia di vedere cosa succederà, e per la scrittura semplice ma scorrevole. 

Una chicca che non posso non inserire in questa recensione è sulla location. Tutta la storia è ambientata in Ticino, in un paese vicino a Lugano, per chi lo conosce si tratta di Agno. Questo ha fatto sicuramente guadagnare molti punti al libro, perché apprezzo che gli scrittori ticinesi ambientino le loro storie qui in Ticino, e non sempre in luoghi esotici oppure in Italia solamente perché il libro ‘magari venderà di più essendo edito da una casa editrice italiana’. 

Nulla contro i libri ambientati in altri posti, ma in questo caso davvero mi sento orgogliosa e non posso non dire un ‘bravo’ di cuore a Mattia per la sua scelta. 

Inoltre, mi sono ritrovata a provare una sensazione stranissima e bellissima allo stesso tempo, leggendo le pagine e le descrizioni dei luoghi io sapevo esattamente com’erano fatti e dove si trovavano, e non ho dovuto immaginarli come invece accade nel 90% dei casi. Davvero molto bello per un ticinese leggere un libro contemporaneo e moderno ambientato nel nostro bel Ticino! 

Tirando le somme direi che Mattia è promosso a pieni voti e il suo libro è sicuramente uno di quelli che consiglierò a chi mi chiederà una lettura per questa estate. 

‘Camilla indicò la riva del lago. «Vedi le tue orme? Rimangono lì, perché tu un segno lo puoi lasciare. Io, invece, è come se camminassi sempre nell’acqua. E se anche un giorno riuscissi a camminare sulla riva, come fai tu… »’ «Ci stai già riuscendo, Camilla. Manca poco… » «No. Presto arriverà un’onda che cancellerà ogni impronta. Qui sopra non posso costruire nulla, lo capisci?» Manlio le porse una mano. «Tu segui me e io seguo te. Una strada si trova, anche quando sembra che non ci sia.»’

Il finale inoltre non è per nulla scontato, infatti non immaginavo sarebbe finito così, e devo dire che è stata un’altra piacevole sorpresa!

Buona lettura

laurArt

INFO:

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Consigliato a: chi non conosce la figura degli assistenti per la memoria, chi cerca un bel libro da leggere durante questa estate, chi vuole una lettura non banale ma nemmeno pesante, chi ama i libri che contengono delle storie d’amore, chi è ticinese o conosce bene il Ticino, chi cerca una lettura bella.

Sconsigliato a: direi praticamente a nessuno, forse solo alle persone che amano letture più complesse e con uno stile narrativo ‘intricato’ e una scrittura forbita. 

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