Il più grande uomo scimmia del Pleistocene – Roy Lewis

 

Titolo: Il più grande uomo scimmia del Pleistocene

Autore: Roy Lewis

Editore: Adelphi

Voto di laurArt: 5 stelle... e il vostro?  Potete votare anche senza iscrizione!

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Con grande piacere (mio) finalmente posso parlarvi di un 5 stelle pieno! Non mi capitava da parecchio tempo e nei mesi tra novembre e marzo sono incappata in libri tra il deludente e il passabile, quasi fosse una maledizione che mi perseguitava, ma se la ricompensa è stata la lettura di quest’opera non posso che dire che non ne sia valsa la pena.

 

Il libro che avete tra le mani è uno dei più divertenti degli ultimi cinquecentomila anni.’

 

Quella che leggete qui sopra è la frase simbolo di questo libro, e devo dire che se il titolo mi aveva lasciata un po’ perplessa, leggendo questa frase mi sono tolta ogni dubbio sull’acquisto. 

Forse non sarà il più divertente degli ultimi cinquecentomila anni ma di sicuro rientra nella «TopTen» dei libri più intelligenti e divertenti che io abbia mai letto, e le prime due frasi già fanno venire voglia di non perdere un secondo e iniziare subito a leggerlo.

La prima edizione è stata pubblicata nel 1960, e i suoi quasi sessant’anni li porta benissimo, tanto da poter essere scambiato facilmente per un libro scritto il mese scorso. 

La storia raccontata si svolge nella preistoria e ci parla di una famiglia di ominidi che pagina dopo pagina scopriranno e «inventeranno» tecniche atte a migliorare la loro sopravvivenza e il loro comfort. A volte saranno scoperte ricercate e studiate, mentre altre saranno semplici così detti colpi di fortuna. 

Un’evoluzione che li porterà a diversi miglioramenti, inizieranno infatti a scendere dagli alberi, poi a mangiare carne cruda, poi a trovare le grotte e farne le loro abitazioni, a scoprire il fuoco e ad usarlo per fare delle lance dalla punta molto più dura, fino ad accorgersi del carbone e ad inventare il nostro «carboncino» che useranno per i loro disegni sulle pareti. Un susseguirsi di eventi incastrati come anelli di una catena. 

 

‘«Che cos’è?» domandò secco papà, e William mostrò un fagottino che si agitava freneticamente. «È un cagnolino» disse William. «Un cucciolo. L’ho chiamato Cencio». «Sta attento che non ti faccia fare indigestione» fece la mamma, inserendosi nella conversazione. «Diventano subito duri, con tutto il correre che fanno. È meglio che lo mangi subito; ma masticalo bene, caro».’

 

Si parlerà anche di amore, quando inizierà la ‘caccia alle fidanzate’ che avverrà per la prima volta al di fuori del nucleo familiare. 

 

‘«Papà» intervenne Alexander, che se n’era stato zitto, fino ad allora. «Papà, ma come si fa a procurarsi queste ragazze di fuori?» «Le si corteggia» disse papà. Poi aggiunse, dubbioso: «Almeno credo. Un po’ come fanno gli animali. Gonfiate il petto, come i piccioni, oppure le guance come le rane, o fatevi venire le chiappe arancione, o qualcosa del genere.»’

 

I dialoghi sono molto brillanti e mai noiosi, il linguaggio usato mi ha un po’ stupita in quanto è molto attuale nonostante in quel periodo non sarebbe stato possibile, ma alla fine il bello è anche questo, e fa davvero ridere e divertire.

Non mancheranno le disavventure che li porteranno a spostarsi in cerca di luoghi più accoglienti; ma tutto questo progresso porterà loro non solo benefici, li porterà infatti a vivere in un clima di liti e disgrazie che non avevano mai conosciuto prima di allora. 

 

‘Ciò non impedisce alle donne di continuare a lamentarsi. Figurarsi! Erano capaci di andare avanti per ore. Metà della loro conversazione riguardava le caverne: le deliziose grotte che un tempo avevano avuto… finché il loro maschio aveva consentito a un grosso orso di scacciarli brutalmente; magnifiche caverne spaziose e asciutte nella provincia vicina, che si potevano avere, se appena si rispettava l’opinione di una donna, semplicemente sloggiando quei quattro leoni spelacchiati poche miglia più in là (dove, ad ogni modo, c’erano altre caverne vuote, e molte di più); caverne ideali che si potevano scoprire, libere da leoni, pur di prendersi la briga di andarle a cercare, anziché starsene sempre lì con la scusa di affilare selci; e invece, ecco l’invivibile e fatiscente spelonca che avevano… indegna di tale nome, mera tettoia, rientranza del pendìo che ci piove anche dentro, e senti che brutta tosse ha il bambino…’

 

Ci sono moltissimi spunti di riflessione, soprattutto nella parte finale, che faranno un po’ da specchio alla nostra civiltà odierna. Sarà come leggere tutto quello che accade a loro, nel Pleistocene, trasportato nel 2019 e nella nostra società. Vedere e capire che alla fine il progresso porta senza dubbio molti vantaggi ma il rovescio della medaglia è, purtroppo, l’imposizione di una supremazia, l’apprendimento del meccanismo del potere, l’invidia, e l’egoismo.

 

‘«Dovevamo stabilire la nostra supremazia morale – il che, fra l’altro, avrebbe risolto anche il problema della servitù. Non dovrei far io tutti i mestieri , in questa benedetta caverna, se quelle loro ragazzotte fossero obbligate a venire da me tutte le volte che hanno voglia di assaggiare l’arrosto».’

 

Una scrittura magistrale, un’idea superlativa, un libro divertente e scorrevole ma anche molto riflessivo. Un modo assicurato per ridere e sorridere riflettendo su un tema molto attuale e molto triste: la natura dell’essere umano e la sua capacità di rovinare ogni cosa per la sete di potere e comando.

Un capolavoro consigliato a chiunque non l’avesse ancora letto! 

Buona lettura

laurArt

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Consigliato a: chi vuole sorridere in modo intelligente, chi cerca un romanzo simpatico e leggero ma che farà molto riflettere su tematiche importanti, chi non l’ha ancora letto.

Sconsigliato a: nessuno perché se non vi dovesse piacere davvero resterei senza parole!

 

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