Notice: Trying to access array offset on value of type bool in /customers/2/9/1/laurart.ch/httpd.www/wp-content/plugins/wp-super-cache/wp-cache.php on line 3716 Ti seguo ogni notte – Luca Bianchini – BooksCafè… consigli di lettura e recensioni

Ti seguo ogni notte – Luca Bianchini

 

Titolo: Ti seguo ogni notte

Autore: Luca Bianchini

Editore: OscarMondadori 

Voto di laurArt: 3 stelle... e il vostro?  Potete votare anche senza iscrizione!

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Dopo aver letto e adorato ‘Dimmi che credi al destino’ (leggi la recensione QUI), appena ho visto questo libro di Bianchini non ho potuto non acquistarlo. 

 

Durante la lettura del mio primo libro di Bianchini avevo, per un attimo, temuto di trovarmi davanti ad un clone di Moccia, ma fortunatamente così non era stato. Con questa lettura la sensazione si è ripresentata, ma in maniera molto più intensa e duratura, che è andata scemando solo un po’ dopo la metà del libro. 

 

La prima parte, in particolare, mi è sembrata abbastanza noiosa, con una narrazione piena di espressioni dialettali e tipiche del linguaggio popolare della penisola italiana che sinceramente non amo per nulla. 

 

Uno stile letterario con una scrittura troppo povera per quelli che sono i miei gusti. 

Per un attimo ho pensato di abbandonare il libro, lo ammetto, ma poi un po’ perché solo nello 0,1% dei casi abbandono una lettura, e un po’ perché non potevo credere che Bianchini avesse scritto un libro diametralmente all’opposto di quello che avevo letto qualche mese fa, mi sono intestardita e per fortuna ho continuato. 

 

La trama all’apparenza è molto semplice e banale. 

Lascia intendere che sia ambientata a Torino dove troviamo la famiglia Milone. Una madre sola con due figli, Roger poco più che trentenne e Rosita sedicenne. 

Vivono in un appartamento modesto ma di proprietà, Roger è un tele-venditore di pentole per un’emittente TV locale, e Rosita è la classica adolescente alle prese con i primi amori. 

Roger, una notte, incontra per caso una ragazza misteriosa, che gli farà perdere la testa e con la quale avrà un rapporto sessuale. Lei non gli dirà il suo nome e gli chiederà di chiamarla come preferisce, e lui la chiamerà Stella. La sua stella, la donna di cui si è innamorato follemente, fino ad esserne quasi ossessionato. Al momento di separarsi Stella gli confesserà che l’indomani mattina ci sarà il suo matrimonio. A Roger crollerà il mondo addosso, e la scoperta di questa notizia non farà che alimentare la sua ossessione per Stella, portandolo a far di tutto per riuscire ad incontrarla di nuovo pur non sapendo nulla di lei, nemmeno il suo vero nome. 

 

‘Stella lo baciò. Era questo che lo attraeva di lui, oltre alla chimica del corpo. Quella semplicità di borgata squisitamente virile, un po’ innocente, un po’ ignorante. Lei, abituata alle sue frequentazioni borghesi, ne era così attratta che aveva difficoltà a controllarsi.’

 

La storia proseguirà con le vicende di Roger e Stella, di Roger e il suo lavoro che prenderà una svolta inaspettata e lo farà diventare un divo della TV, della sorellina Rosita alle prese con i suoi drammi esistenziali che tutte abbiamo vissuto a quell’età, con i pranzi domenicali a casa di mamma con l’ospite fisso, il parroco Don Giovanni, da loro chiamato Don Johnson per la somiglianza con il famoso attore. 

Una storia di ordinaria normalità, forse anche banalità, ambientata in un quartiere proletario e decisamente triste di una Torino che  oggi richiama immagini e vite ben diverse da queste. 

Insomma, ora forse capirete la mia reticenza verso questa lettura… ma… perché spesso c’è un ‘ma’, poco dopo la metà del libro la storia cambia completamente, diventa appassionante, la scrittura migliora, il linguaggio si fa meno ‘popolare’, e gli avvenimenti iniziano a scorrere veloci come il vento. 

Una storia di amori, di famiglia, di valori, di amicizie e di semplicità. 

 

‘Finalmente una donna diretta, che non gioca a scacchi ma si mostra nella sua fragilità, dichiarandola. Una donna che più andava avanti a parlare e più sembrava bella, e magra e slanciata e senza cellulite e con le tette sode.’

 

Alla fine cosa vi devo dire? Non so nemmeno io perché mi sia piaciuto, oddio, non è sicuramente un capolavoro ma si lascia leggere ed ha anche un significato celato molto più profondo di quello che voglia lasciar intendere in apparenza. 

Nonostante la scrittura veramente troppo ‘italiana’ che non amo per nulla, nonostante il genere che decisamente non è nelle mie corde, nonostante una Torino triste e brutta e dei personaggi che alcune volte mi sono stati davvero antipatici e nonostante la classica famiglia italiana tutta mamma-figli-pranzi, non so perché ma mi è piaciuto! 

 

‘Lui le si sedette ai piedi, per ascoltare. La casa, per un attimo, sembrò appartenere a entrambi. Non riuscivano a capire bene quale forza li unisse. Non la passione, non più. Non l’amore, non lo era mai stato. Non il desiderio di trasgressione. Era soltanto la grandezza di quel segreto, il rischio del disastro, l’agitazione confusa di chi fugge dalle proprie responsabilità, o semplicemente le teme. E la paura comincia a confondersi con l’attrazione, l’egoismo, il rimorso. Ma è solo cecità di chi non vuole vedere quanto è bello il sogno che sta per vivere.’

 

L’abisso con ‘Dimmi che credi al destino’ (leggi la recensione QUI) è innegabile, non c’è proprio paragone, sembra quasi scritto da un’altra persona, ma forse è anche perché è stato scritto nel 2016, mentre questo è il secondo libro pubblicato da Bianchini nel lontano 2003, e quindi l’esperienza e la gavetta è normale che giochino un ruolo fondamentale. 

Bravo Luca, continuerò a leggerti, magari però puntando su romanzi più recenti. 

Buona lettura

laurArt

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Consigliato a: chi ama Bianchini e non ha paura di un Bianchini un po’ sottotono, ai giovanissimi, a chi cerca una lettura soft senza tante pretese ma gradevole, chi ama le classiche storie ‘italiane’ ambientate in Italia e scritte da italiani, chi sa cogliere le profondità anche quando sono ben celate sotto ad un’apparente banalità.

Sconsigliato a: chi odia il genere ‘scrittori italiani stile Moccia’ (anche se non lo è per nulla), chi vuole una lettura profonda e cerca uno stile linguistico di un certo livello, chi non vuole perdere tempo con qualcosa magari di diverso e leggero ma piacevole. 

 

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