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9 – Occhiali da ‘svista’

Nonostante queste sue parole, io ero felice.
Mi sentivo molto leggera e serena all’idea di una vita senza una relazione seria.
Essere single, era inutile negarlo, aveva parecchi vantaggi.
Oltre ai soliti cliché del tipo ‘puoi fare quello che vuoi’, ‘non devi rendere conto a nessuno’, e via dicendo, c’erano molti altri ‘pro’.
Si poteva, ad esempio, alzarsi la mattina ed accorgersi di assomigliare ad un panda perché la sera prima si era troppo stanche, o svogliate, o ‘brille’, per struccarsi; e restare così per tutto il giorno evitando solo di guardarsi in uno specchio.
Ci si poteva permettere di accettare ogni tipo di invito, anche se con soli dieci minuti di preavviso.
Si poteva mangiare quando e quanto si voleva, e abbandonare i piatti in giro per casa fino al giorno seguente - purtroppo le lavastoviglie non hanno ancora la funzione ‘riempiti da sola’, cosa che auspico verrà risolta presto.
Non dimentichiamo infine uno dei vantaggi più gratificanti; si poteva fare sesso quando, quanto, come, dove e con chi si voleva.
E il giorno dopo, ‘aurevoir mon cher’!
Alzai gli occhi dallo schermo del mio Mac, che stavo fissando da quindici minuti, con sguardo vacuo, totalmente immersa in questi pensieri, quando vidi, seduto quattro tavoli più avanti, un volto che mi sembrava davvero familiare.
Possibile che fosse Fabio? Si, era lui, ma no, forse no, però gli somigliava parecchio.
Stava leggendo un quotidiano e portava degli occhiali da vista, era piuttosto stempiato, anche se ‘quasi pelato’ era il termine più giusto.
No no, non era lui, Fabio non aveva mai avuto problemi di vista e la sua ‘stempiatura' non era possibile che si fosse trasformata in una pista di atterraggio per elicotteri in soli tre anni.
Il dubbio non mi dava tregua, lo fissavo intensamente sperando che alzasse lo sguardo, ma nulla, leggeva e leggeva.
Non mi restò che alzarmi e con una scusa passargli accanto per poterlo vedere da più vicino, e così feci.
Urtai leggermente la sua sedia con noncuranza e, quando alzò il viso verso di me, spuntò un grande sorriso.
Era proprio Fabio!
Gli dissi del mio stratagemma per assicurarmi che fosse davvero lui e scoppiammo a ridere, poi mi disse che aveva mezz’ora scarsa di pausa e si era fermato per un panino e si spostò al mio tavolo.
Era sempre una gioia incontrare Fabio, ed era passato davvero parecchio tempo dall’ultima volta in cui ci eravamo visti, ma di tanto in tanto ci sentivamo al telefono o tramite messaggio.

Io e Fabio avevamo avuto una lunghissima convivenza quando io ero appena diciottenne, finita parecchi anni dopo in modo molto pacato, amichevole e soprattutto di comune accordo.
La nostra ‘morte’ era stata il tanto temuto ‘dare per scontate le cose’, e ci eravamo così ritrovati, entrambi, con un palco di corna sulla testa da far invidia alle alci canadesi e a vivere insieme come fossimo fratello e sorella.

Mentre pranzavamo insieme ci aggiornammo sulle rispettive vite e lui mi raccontò che la sua ‘nuova’ storia continuava bene e proprio in quel periodo avevano iniziato una convivenza.
L’avevo preso in giro parecchio in passato.
Lui aveva dieci anni più di me.
Una volta finita la nostra storia ne aveva iniziata una con una ragazza che ne aveva quindici meno di lui.
Poi arrivò quella che ne aveva venti meno di lui, e l’ultima ne aveva ventotto in meno!
Mi divertivo a dirgli che di questo passo, la prossima, avrebbe dovuto andare a prenotarla al reparto neonati!

Comunque, ora conosceva questa ragazza da circa due anni ed ero felice per lui se le cose gli andavano bene, specialmente visti i trascorsi con la sua ultima ex.
Una storia davvero al limite dell’inverosimile!

Durante una telefonata, anni fa, mi disse che aveva conosciuto questa ragazza e, che si era innamorato davvero per la prima volta nella sua vita, ‘grazie per il tatto’.
Iniziò a elencarmi tutti i pregi di questa principessa che sembrava la reincarnazione dell’essenza di tutte le doti che poteva avere una donna.
Era bella, giovane, adorava anche lei le moto e i viaggi in moto, lo seguiva ovunque, era dolce, sensibile, ricca, molto ricca, direi ricca stile Paperon de’ Paperoni.
Lo riempiva di regali costosissimi, tra cui un’orologio Zenith del valore da far impallidire chiunque.

Gioielli_Nassa

L’aveva conosciuta a fine luglio.
Dopo una settimana lei lo aveva sradicato dal suo appartamento portandolo a vivere nell’attico di un nuovo condominio di lusso che i suoi genitori avevano edificato da poco.
Starete pensando, ‘wow che fortuna!’…cancellate immediatamente quel pensiero dalla vostra mente.
L’affitto era la bellezza di 2’600 CHF mensili, spese escluse.
Eh già, pagavano pure l’affitto!
Metà ciascuno ovviamente, il che equivaleva a dire ‘io ci metto un franco e tu metticene trecento’.
Lui aveva un buon lavoro come indipendente, guadagnava sicuramente bene per gli standard svizzeri, ma era molto lontano dall’essere un milionario come lei.

A metà agosto l’attico era arredato, interamente con mobili nuovi (i mobili nuovi appartenenti a lui erano stati buttati senza tante cerimonie da lei, in quanto non rientranti nel suo gusto), ed esclusivamente con mobili rotondi.
Ebbene si, lei aveva la fobia dei quadrati e dei rettangoli, e allora vai di tavolino rotondo, divano rotondo, letto rotondo, TV rotonda e armadi rotondi.
Una domanda sbucò immediatamente nella mia testa; lei studiava ancora all’Università, quindi avrà fatto uso di libri e tomi vari, come faceva? Ritagliava i bordi per renderli perlomeno ovali?

A fine agosto lui l’aveva portata a Firenze per un week-end romantico, aveva prenotato a sua insaputa un ristorante intero che si trovava all’ultimo piano di un palazzo con terrazza e vista sull’intera città, e durante la cena gli aveva regalato un meraviglioso anello in diamanti di Tiffany.

La loro convivenza procedeva con lei che passava l’intera settimana in Svizzera tedesca a studiare, anche se non frequentava lezioni (misteri!), e rientrava il venerdì sera per ripartire la domenica sera.

Fabio mi raccontò che lei non cucinava, era maniaca della pulizia ma non aveva mai toccato una pentola in vita sua.
Gli chiesi come facevano
«Beh, sai, lei vuole uscire tutte le sere a cena, è abituata così. Io qualche volta posso portarla ma ogni sera per il mio budget è davvero un po’ tanto e allora qualche volta cucino io.»
Tu??? Tu che cucini? In 15 anni di convivenza non l’avevo mai visto nemmeno bollire un uovo e ora mi diceva che cucinava?
Una domanda mi sorse spontanea; conosciamo davvero le persone con cui andiamo a letto? Mi sa di no.
A quel punto mi resi conto di essere sempre stata una specie di carta moschicida per gli amori sbagliati.

L’idea che mi ero fatta, a questo punto della conversazione, era di una ragazza sicuramente un po’ eccentrica, e forse anche viziata da una vita agiata dove tutto quello che voleva le era concesso.
Ma ancora non avevo sentito tutto.

Continuò raccontandomi che un giorno, essendo rimasto senza camicie pulite, era andato in bagno a cercarle nella cesta dei panni da lavare con l’intenzione di farsi una lavatrice. Sorpresa!
La cesta dei panni era vuota, deserto, il nulla.
Al rientro di lei chiese spiegazioni, e per risposta, con tono molto scandalizzato, ebbe
«Non penserai mica che io faccia il bucato!»
«Lo faccio portare in Via Nassa nella migliore lavanderia di Lugano e poi mando qualcuno a ritirarlo quando è lavato e stirato, mi sembra ovvio no?»
Fabio restò sconvolto a dir poco.
Non voleva fare il pignolo, ma il pensiero che anche le sue mutande passassero nelle mani di estranei per essere lavate lo turbava alquanto.
Vada per le camicie, ma le mutande!
Riuscì ad accordarsi ottenendo di poter lavare e stirare lui i propri vestiti e lasciare alla Via Nassa solo le camicie.
Ero senza parole.
Va bene essere un po’ eccentrici, ma qui si sfiora il limite del ridicolo e anche, passatemi il termine, del patetico.

Tutto quello che mi sentii di dirgli, per il bene sincero che ci siamo sempre voluti e ancora ci vogliamo, fu di andare un po’ più con calma, e di stare attento perché avevo il sentore che ‘Biancaneve’, come l’avevo soprannominata, in men che non si dica sarebbe stata capace di sfornargli i sette nani e lasciarli in mano a lui!
Ovviamente Fabio vedeva il mondo intero con occhiali rosa a forma di cuore e mi disse che ero la solita esagerata.
Ci salutammo, e in cuor mio mi augurai che i miei presentimenti si sarebbero rivelati sbagliati.

Non lo sentii più per parecchio tempo e immaginai che fosse preso a vivere la sua bella storia d’amore, e invece…

…Non ricordo se fui io a chiamarlo o lui, fatto sta che parecchi mesi dopo ci risentimmo, ma dall’altro capo del telefono c’era un Fabio totalmente devastato e distrutto.

La storia era proseguita fino a quando, a marzo, lei era rimasta incinta. Lui mi aveva già detto che non l’avevano cercato ma nemmeno avevano fatto nulla per evitarlo, insomma, se arrivava bene altrimenti pazienza.
Inizialmente lei non voleva saperne di figlie e/o matrimonio, presa dai suoi studi, dalla sua vita mondana e vista la giovane età non se la sentiva, e non si poteva darle torto.
All’improvviso però cambiò idea, e si fissò con il volere un figlio.
Arrivò subito, ma dopo un mese lo perse.
Quando lei scoprì di essere incinta reagì malissimo, non voleva quel figlio, diceva che l’avrebbe dato a sua madre, lo incolpava di averla ingravidata e riversò tutta la rabbia che aveva su di lui.
Alla fine superò questa fase e rinacque quando perse il bambino, mentre Fabio invece era distrutto.

Da quel momento lei si buttò ancora di più sulla sua vita al di là del San Gottardo con la scusa dell’università, lasciando lui sempre più solo.
Lui era convinto fosse solo una fase normale e transitoria dovuta ai fatti accaduti e continuò ad essere innamorato come lo era sempre stato.

La sera del loro primo anniversario cadeva di venerdì, il giorno in cui lei rientrava in Ticino.
Fabio si prese la giornata libera per prepararle una cenetta speciale fatta con le sue mani, curò ogni dettaglio creando in casa un’atmosfera il più romantica possibile; petali di rosa, lume di candela, pane fatto da lui a forma di cuore, champagne, regali e tutto ciò che farebbe sciogliere letteralmente ogni donna.
Arrivò l’orario del suo rientro, tutto era pronto, mancava solo la sua principessa.
La sentì arrivare con l’ascensore e aprire la porta di casa.
Lui l’aspettava all’entrata del salotto con una rosa rossa in mano, e il cuore in gola dall’emozione.
Lei entrò.
Lo guardò.
Guardò quello che lui aveva preparato.
Andò in camera.
Ritornò con due valigie, (preparate nelle settimane precedenti e opportunamente ben nascoste).
Lo fisso gelida e gli disse semplicemente
«ti lascio.» (Complimenti per il tempismo!).

Da quel giorno non la vide mai più.
Provò a chiedere lumi alla famiglia di lei, che fino a quel giorno l’aveva accolto come un figlio, ma si trovò un portone chiuso sul muso.

Brutta storia.
Triste storia.
Ma oltre il danno anche le beffe!

La prima fu che il contratto di affitto era bloccato per quattro anni, e lui fu costretto a pagare l’affitto intero per tutto quel tempo, e anche l’affitto del suo nuovo appartamento, restare lì era impossibile, troppi ricordi.
Lei però non si dimenticò di riprendersi tutti i mobili e arredi costosissimi, al quale aveva contribuito pure lui, e alla sua timida obiezione gli diede del pezzente e si riprese pure l’orologio Zenith!

La seconda fu che lei e la sua famiglia iniziarono a parlare malissimo di lui e a farlo passare per un mostro.

E, ciliegina sulla torta, lui dovette iniziare a portare gli occhiali da vista. Vi starete chiedendo cosa c’entri, lo so, beh sedetevi perché io, da amica sincera risi per mesi, amorevolmente e amichevolmente ma risi, e non ce la faccio ancora oggi a non ridere ogni volta che ci penso.
Dopo il fattaccio lui sprofondò in una crisi totale, pari forse alla mia causata da MisterX.
Passava le giornate come un’automa, non riusciva più a dormire, tanto che dovette andare da uno specialista e farsi aiutare con antidepressivi e sonniferi.
Ma la cosa che lo rovinò fu il piangere.
Passava ogni minuto delle sue giornate a piangere, lacrime vere, a fiumi.
Anche quando lo sentivo al telefono facevo fatica a capire cosa dicesse perché era come essere in linea con la fontana di Trevi!
Pianse così tanto che si lesionò le retine!!! Ed ecco svelato il mistero degli occhiali da vista.
Nella mia ignoranza non credevo nemmeno fosse possibile lesionarsi le retine a furia di piangere, e invece, nella vita, tutto è possibile.
Le mantidi religiose staccano le teste ai maschi quando il coito è terminato, lei fu più generosa e lo privò solo di qualche diottria e un paio di decimi di vista.

Quando mi raccontò il tutto era davvero disperato e non si dava pace, nella sua mente era ancora la donna perfetta, un paradosso lo so, ma l’amore fa di questi scherzi.
Gli chiesi se non aveva mai avuto la sensazione che lei non fosse esattamente stabile mentalmente come sembrava, perché solo una persona malata può arrivare a tanto.
Mi disse che effettivamente alcuni comportamenti strani c’erano stati fin dai primi mesi, ma lui li aveva sottovalutati.
«Ora mi rendo conto che non era normale che dormisse così tanto, e così profondamente! Pensa che un giorno mio fratello era qui a casa ad aiutarmi a montare un armadio, facevamo un gran rumore, e lei, come ogni pomeriggio, era andata a farsi le sue 5/6 ore di riposino. Pensavamo che si sarebbe svegliata e invece anche mio fratello rimase allibito dal fatto che fosse riuscita a dormire così profondamente con tutto quel rumore!»
Effettivamente alla sua giovane età non era molto normale!
«Poi anche un’altra cosa, tutte le sere quando andavamo a letto lei si metteva lo spray nel naso per il raffreddore, prendeva le pastiglie per il mal di gola e lo sciroppo per la tosse, e si beveva una tazza gigantesca di NeoCitran caldo. Quando le chiesi il perché, visto che stava bene, mi disse che si sentiva sempre un po’ ‘intasata’ la sera e allora era meglio prevenire un’influenza latente che poi doverla curare!»
Non potevo crederci. Aveva davvero gli occhiali rosa incollati alla faccia in quel periodo!

Altarino
«Alla fine, dopo qualche mese, ho trovato una scatola piena zeppa di ogni sorta di medicinale, e la maggior parte erano psicofarmaci. Ma anche quella volta lei mi disse che era sotto controllo del suo medico e che ne faceva un uso sporadico e solo quando era stressata. Invece scoprii, molto tempo dopo, che ne faceva un uso smodato e quotidiano. Ecco perché dormiva sempre e così profondamente!»

Ancora una volta mi ero sbagliata, avevo dato un giudizio iniziale troppo affrettato. Non aveva incontrato Biancaneve ma bensì la strega malvagia e psicopatica!

Per questo motivo fui ben felice di sentire che con la sua nuova fidanzata tutto procedeva bene e stavano per iniziare una convivenza, questa volta basata su basi molto più solide e sane.
Ci salutammo, lui doveva riprendere il lavoro ed era sempre di corsa, certe cose non cambiano mai!
Ero davvero felice di averlo incontrato, e soprattutto di averlo visto sereno.

Tornai a concentrarmi sul mio articolo, ma la mente continuava a sfuggire e a riflettere sulle ultime vicende delle mie amiche.
L’incontro con Fabio mi aveva scatenato una serie di domande e di paragoni che non riuscivo a scacciare dalla mente.

Stella, dopo aver evitato Alessandro per mesi, averlo odiato, maledetto, poi bloccato e sbloccato al ritmo di due volte al giorno, poi mandato al diavolo e infine avergli detto chiaro e tondo di lasciarla in pace, era arrivata ad una sorta di serenità.
Adorava la sua nuova vita da single, il suo appartamento e il poter uscire e fare quello che le piaceva senza dover stare sempre con lui. Però, nonostante avesse ben chiaro dentro di lei che un riavvicinamento sentimentale con lui era impossibile, in quanto lei non sarebbe mai più riuscita a fidarsi e il rapporto si sarebbe sgretolato per la seconda volta dopo pochi mesi, non riusciva ad odiarlo.
Erano arrivati al punto in cui erano amici, uscivano insieme a cena un paio di volte a settimana, si vedevano per fare altre attività di tanto in tanto, e, se lui provava a farle di nuovo ‘la corte’, lei lo bloccava subito dicendogli che voleva solo ed esclusivamente un’amicizia.
Era molto determinata su questo, e la ammiravo per la forza che dimostrava e per come era riuscita a restare amica di una persona che le aveva fatto tanto male, ma soprattutto che le aveva mancato di rispetto nei modi peggiori.

Cloé era sempre sulle montagne russe con Sid, un giorno d’amore e d'accordo e l’altro cane e gatto.
Fondamentalmente era chiaro a tutte che lei non era più innamorata, gli voleva bene, ma nulla di più, eppure non riusciva a staccarsi da lui per paura di ferirlo e soprattutto per la grande paura che gli venisse un infarto, data l’età di lui.
Stava finendo a stare con lui per pena.
In queste settimane, inoltre, era sorto un grande problema per Cloé, dal quale non sapeva più come liberarsi!
Sid si era fissato di volerla portare a Venezia per un week-end, era esaltato ed eccitato all’idea.
Lei, dal canto suo, era depressa e in panico all’idea.
Iniziò ad inventare una scusa ogni settimana; ‘sabato è festa e troviamo troppo casino’, ‘no non si può andare ora, c’é l’acqua alta non hai sentito?’, quando in realtà non pioveva da circa due mesi, ‘hanno chiuso San Marco per un restauro e non voglio perdermelo’, ‘tutti gli hotel sono al completo, incredibile vero?’, ‘c’è lo sciopero dei vaporetti’, ‘i gondolieri sono in rivolta, situazione pericolosa!’.
Aveva esaurito ogni scusa, non sapeva più cosa inventare e il tempo stringeva, lui non avrebbe resistito ancora a lungo!

Sam, aveva rotto definitivamente con Gaia, era stufa che ogni volta finissero con il litigare anche da amiche.
«Caratteri troppo diversi, lei pensa tutto il contrario di me, e non fa che criticarmi e fare la grande ‘illuminata’ con le sue perle di saggezza, a volte mi sembra di uscire con il Dalai Lama!» Così diceva.
Dava l’impressione non le importasse, ma guarda caso, per un paio di mesi non la vedemmo quasi, ci disse che aveva una mole di lavoro assurda e non era proprio il periodo per vedersi o sentirsi.
In verità tutte capimmo che si era buttata anima e corpo nel lavoro per difendersi dal dolore e dalla paura, e negare quello che aveva dentro di sé.
Provammo a starle vicine comunque, ma ci allontanò tutte in modo molto risoluto.
Non ci restava quindi che attendere che questo periodo le passasse e che iniziasse ad aprirsi almeno a noi.

Storie diverse, persone diverse, situazioni diverse, ma con in comune sempre la stessa cosa; soffrire per amore.
Mi chiesi, se per qualche strana legge del cosmo, gli stronzi erano sempre destinati a stare con donne che non meritavano, e le stronze a stare sempre con uomini che non meritavano.
Fabio era l’uomo più buono che avessi mai conosciuto in vita mia, ed aveva finito per innamorarsi di Crudelia De Mon.
Stella era la donna più buona che avessi mai conosciuto, ed era finita a stare con il Casanova dei poveri.
Sam era un’anima innocente e ingenua che anteponeva i suoi bisogni per aiutare chiunque, ed era finita a scoprirsi omosessuale e finire con una pseudo Gay dichiarata che in realtà non era mai stata con nessuno del sesso opposto.
Cloé era una persona dalla mentalità indipendente e che amava divertirsi e se poteva aiutare qualcuno non si tirava indietro, ed era finita con un ‘mummio’ antico, antiquato, ignorante e asfissiante che la castrava giorno dopo giorno.
Io ero io, carattere complicato, come ogni artista che si rispetti, ma con la filosofia del vivi e lascia vivere e soprattutto del ‘facciamoci i cazzi nostri’, ed ero finita con una serie di uomini che non c’entravano nulla con la mia vera essenza, ma che anzi, mi facevano pure cambiare credendo di essere io quella che non ‘andava bene’.

Trovo molte similitudini in tutte queste storie, voi no?
Ovviamente ora sto generalizzando, so che esistono persone molto diverse e molto più vere e sincere. So che ci sono tante coppie in cui vige un equilibrio che nasce dal rispetto e dall’amore vero.
Ma per ora, tutto questo, mi sembra una grande utopia.
O forse, un grande colpo di culo!

Siamo noi ad attirare inconsciamente queste persone?
Forse perché pensiamo di non meritare di meglio?
E siamo davvero così accecati dall’amore da non renderci conto di quello che succede in realtà? O forse è piuttosto solo un voler ‘non vedere’ e minimizzare per non restare di nuovo feriti?
Siamo così masochisti? Ci amiamo davvero così poco?
O invece incontriamo persone che si presentano in un modo e una mattina, quando ormai siamo già innamorati persi, si svegliano e scopriamo che si sono dimenticati, o stufati, di indossare la maschera che portavano?
Dovrebbero inventare degli occhiali che facciano vedere subito la vera anima delle persone, in modo da non ricevere ‘regali di natale’ a luglio, e restarne sorpresi e sconvolti!
Ma purtroppo credo che, in dotazione, spesso, tutti noi abbiamo solo gli occhiali da ‘svista’.

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