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28 – La rivincita delle Curvy

Sophie da quando stava con Chris aveva iniziato ad uscire molto spesso con noi, ci faceva molto piacere, era simpatica, dolce, ed aveva un’ottima affinità con tutte.
Non era però ancora riuscita a conoscere Sam.
A dire il vero mi chiedevo se mai ci saremmo davvero trovate in cinque sedute ad un tavolo, Sam infatti non si faceva più vedere dal giorno del nostro litigio.
In seguito aveva litigato anche con Cloé trattandola malissimo, mentre con Stella si era limitata a non scriverle o cercarla, tra di loro il legame non era mai stato particolarmente forte come invece lo era quello che aveva con me o con Cloé.
Eravamo molto dispiaciute per tutto ciò, ma lei non voleva più avere nessun contatto con me, e in seguito anche con Cloé, e non potevamo di certo obbligarla.
Questa storia ci aveva fatto capire che la sua amicizia fondamentalmente non era mai stata sincera e disinteressata come aveva sempre cercato di farci credere.

Nel mentre, la conversazione era tornata, tra uno spritz e un tramezzino, alla nostra famosa dieta che, in teoria, era iniziata quella mattina!
Sophie era particolarmente agitata, a suo dire doveva perdere almeno sette o forse dieci chili in massimo un mese.
La realtà era che stava benissimo così com’era.
Ma, come ogni donna che si rispetti, si vedeva almeno cinque volte più in carne di quello che era realmente.
Non la si poteva definire una modella (come tutte noi del resto), ma da qui a dire che fosse ‘grassa’ ce ne passava.
Non le piacevano il suo sedere e le sue cosce, diceva di sembrare un maialino pronto da arrostire.
Servì la battuta a Stella su un piatto d’argento
«Certo Sophie, ti manca solo una mela in bocca e un rametto di rosmarino nel didietro e poi possiamo farti allo spiedo!»

Stella a sua volta si lamentava delle mani troppo ciccione
«Vi rendete conto che addirittura i guanti mi vanno piccoli!?!!!»
e dei fianchi larghi
«Stavo morendo quando il medico mi ha detto che il dolore ai piedi è perché mi manca grasso sotto le dita dei piedi. Invece di andare nei fianchi perché cavolo non si deposita lì?!»
Il suo obiettivo era ‘meno sei chili’ altrimenti avrebbe dovuto trasferirsi in una casa con le porte più larghe in modo da riuscire a passarci attraverso.

Cloé, disse che aveva messo su una pancia da bevitore di birra della Baviera e aveva bisogno assoluto di shopping in attesa dei suoi ‘meno otto chili’, mentre lo diceva stava già digitando forsennatamente sul suo iPad alla ricerca di un negozio di grandi marche per grandi taglie a Lugano.

Io avevo le maniglie di salvataggio invece di quelle dell’amore, e i bottoni dei miei Replay erano sul punto di trasformarsi in proiettili vaganti, urgeva il prima possibile un ‘meno nove chili’, o avrei passato il resto dei miei giorni in una cella accusata di omicidio colposo.

Eravamo davvero messe così male?
A giudicare dagli sguardi che attiravamo su di noi non si sarebbe detto, anche perché erano per la maggior parte sguardi maschili.
Ma allora perché se io guardavo Stella la vedevo normalissima e bellissima, praticamente perfetta e invece se guardavo me vedevo un barilotto con gambe e braccia?
E perché Stella se mi guardava vedeva centottanta centimetri di strafigaggine e se invece guardava se stessa vedeva una pera di dieci chili con le mani di un Umpa Lumpa?

Il problema vero eravamo noi.

«Ragazze, perché le cose così belle, come il buon cibo e il buon vino, devono essere così sbagliate?»
Cloé sollevò la domanda, alla quale nessuna di noi seppe rispondere.
Non potevamo continuare così, ci voleva una discussione seria e una decisione che non ci rendesse infelici e tristi a vita.
Quando illustrai loro una nostra ipotetica futura uscita, durante il periodo dieta, calò un silenzio funebre.
«Noi quattro, sedute a un tavolo. Nessun bicchiere ma solo delle tazze con tisane di tarassaco selvatico, e non chiedetemi cosa sia! Ah, scordatevi lo zucchero. Piatti multicolor davanti a noi, l’arancio di una carota, il rosso di un pomodoro, il verde di un po’ d’erba…noooo non ‘quell’erba’! Insalata, intendevo insalata! L’olio dimenticatelo, lo vedrete solo dal garagista se resterete in panne. Due grani di sale, due di numero, non due manciate, o ve lo troverete tutto raggrumato su culo e cosce. Aceto e limone ve li concedo, ma niente pane. Allora? Non vedete l’ora vero?»
Sophie sbiancò
«Ma un prosecco non conterrà mica tremila calorie no? Potremo ancora berlo vero?»
Stella la seguì a ruota
«E la pizza! Una pizza fa parte della dieta mediterranea, e poi bere il prosecco a stomaco vuoto fa male!»
Arrivò anche Cloé
«Certo ragazze, e non dimenticatevi che certe volte abbiamo difficoltà digestive quindi un limoncello o un Ramazzotti non possiamo privarceli, non siamo in guerra suvvia!»

Ci guardammo e ci rendemmo conto che nel nostro vocabolario la parola dieta probabilmente l’avevano dimenticata.
Così passammo al piano B.

Una volta stabilito che la dieta decisamente non faceva per noi, o forse noi non facevamo per lei, analizzammo l’attività fisica.
Iniziò Cloé
«Io esco con i miei Levrieri tutti i giorni, e non dimenticate le calorie che bruciamo ogni giorno saltellando sui nostri tacchi che nemmeno un’equilibrista ne sarebbe capace».
Era vero, peccato che i suoi tre, o quattro?, Levrieri avevano tipo una media di duecento anni e per stare al loro passo Cloé percorreva 200 metri in quarantacinque minuti.
Per i tacchi nulla da disquisire, eravamo tutte concordi.

Sophie aggiunse che nel suo caso c’erano da calcolare i due pargoli, in pratica una sorta di ‘transfert’, secondo lei le calorie che bruciavano loro venivano scalate anche a lei, tipo un diritto all’eredità o una storia di genetica e DNA.
Provammo a spiegarle senza successo che, forse, non funzionava proprio così, ma la neuro biologa in fondo era lei.

Stella fu abbastanza evasiva e io invece provai a buttare là che digitare sulla tastiera richiedeva un grande dispendio energetico, e anche le nostre giornate di shopping selvaggio lo richiedevano.
Tutte annuirono soddisfatte.
Facendo due calcoli, e calcolando che la matematica per noi quattro era più un’opinione che una realtà, tirammo la somma di un consumo giornaliero di duemilacinquecento calorie a testa.
Naturalmente nel calcolo delle calorie ingurgitate arrivammo si e no a millecinquecento al giorno.
Non ci capacitavamo di come fosse possibile avere i nostri fisici, avremmo dovuto essere delle silfidi con un deficit di mille calorie al giorno, e non delle simil modelle ‘Boteriane’.
La colpa, fu rapidamente scaricata tutta sulle festività, almeno un uso positivo dovevamo pur attribuirlo a queste benedette festività!

 

reggiseni rosa

Stella riprese
«Laura cavolo ma come facciamo? Alla festa di fine anno quando mi hai vista mi hai chiesto se mi fossi fermata dal chirurgo plastico, e mi hai anche detto che ti sembravo la Nielsen! Da dove cavolo mi sono spuntate tutte queste tette?!»
Decidemmo allora di fare una sorta di gioco, domande varie a caso per farci capire la realtà.
Ne uscì che, per chi l’aveva, i nostri uomini ci amavano e adoravano esattamente per come eravamo e non ci avrebbero volute senza le nostre belle curve.
Per chi non l’aveva, l’uomo, non sussisteva comunque il problema di trovarne uno, anzi!
E, che addirittura noi stesse preferivamo le donne con un po’ di carne addosso, e non quelle tavole da surf tutte ossute che invece del reggiseno avevano bisogno di un regginulla.

Cloé arrivò al fulcro del problema
«Sapete una cosa? Siamo state anche noi vittime del lavaggio del cervello che ci hanno fatto i ‘media’ per anni. Tutte magre e perfette, sui giornali, in tv, al cinema, sui manifesti, ovunque! Ma gli uomini in realtà chi preferiscono? Le magre supermodelle o le curvy come noi?»

In realtà negli ultimi due anni si stava assistendo ad una sorta di rivincita delle cosiddette ‘curvy’, che più semplicemente non erano nient’altro che delle donne ‘formose’, e molte cantanti o attrici considerate tra le più sexy e belle al mondo erano tutt’altro che filiformi.
Ma in questa specie di guerra tra magre/grasse, tavole da surf/coppe D, ossa scricchiolanti/carne fresca da mordere alla fine chi vinceva?
Sempre ci fosse un vincitore.
La verità era che vincevano solo quelle che si accettavano con serenità e che si piacevano.
Cosa c’era di più sexy di una donna perfettamente a suo agio nei propri panni, sicura di sé e fiera del suo corpo (magro o in carne che fosse) ?

Alcuni uomini prediligono fisici magri e asciutti, altri fisici morbidi e accoglienti con un bel po’ di forme.
Non sarebbe normale se a tutti piacesse lo stesso tipo di donna no?
In fondo il bello è anche questo.
Ma il vero problema era, che noi donne, non avevamo abbastanza autostima per piacerci e accettarci con i nostri pregi e difetti, ma dipendevamo dal parere di un uomo, che magari era un super palestrato ma nel cervello aveva solo becchime per galline!
Eppure riusciva a farci sentire delle balene o semplicemente ‘sbagliate’, non abbastanza magre, muscolose, toniche, scolpite, lisce, non importava, nulla era mai abbastanza.

Cloé nel frattempo sul suo iPad aveva fatto varie ricerche sul tema
«Sentite qua ragazze. Sembra che un grandissimo studio abbia dimostrato che gli uomini stressati preferiscono le curvy. E in generale affermano che noi siamo meno isteriche delle super modelle, forse proprio perché non siamo perennemente a dieta! Inoltre affermano che amano il fatto che ci sia più carne da toccare, baciare e mordere, e questo lo trovano decisamente più sexy di una donna stecchino».

Sinceramente avevo sentito molti uomini dire che la donna morbida per loro rappresentava la donna che sapeva godersi la vita, e adoravano che sapesse anche sfoggiare qualche chilo in più con fierezza.
Tanti amici si erano anche spesso lamentati con me per tutte le volte in cui era capitato che portassero fuori a cena una donna e questa immancabilmente iniziava con la tiritera ‘questo non lo mangio, questo mi fa ingrassare, questo ha 200 calorie a boccone, questo è pieno di grassi’ e così via.
Odiavano proprio questo atteggiamento, e questo tipo di donna, tanto da innervosirsi a tal punto da finire velocemente la cena per potersene andare via.

cena

Questo non significava che la loro nuova fiamma doveva mangiarsi un quarto di bue come antipasto, ma nemmeno che non sapesse godere di uno dei piaceri della vita.
La classica scena della donna con l’insalatina scialba come cena dava parecchio sui nervi all’uomo in generale.
Non facevo fatica a capirli.
Mettendomi nei panni di un uomo, credo che anche a me avrebbe dato parecchio fastidio uscire con una donna così.
Già mi dava fastidio quando uscivo con Sam e lei con due (di numero) maccheroni al sugo e un sorso di acqua diceva di essere sazia, figuriamoci nei panni di un uomo uscire con una così!

Quando finimmo il nostro aperitivo trasformato in cena, eravamo arrivate alla conclusione che eravamo belle donne, simpatiche, intelligenti e quei chili in più ci rendevano ancora più sexy.
L’obesità o le malattie alimentari erano un discorso a parte, ma nel nostro caso non c’entravano nulla con tutto ciò di cui avevamo parlato e discusso durante quel discorso, l’avevamo infatti affrontato con la leggerezza e l’ironia adeguate.
Mentre aspettavamo il conto ci soffermammo a guardare delle fotografie di modelle curvy sull’iPad di Cloé, e restammo sinceramente colpite da quanto erano belle, davvero molto più belle e soprattutto reali di corpi senza un difetto che, parlandoci chiaro, potevamo avere tutte, bastava solo passare una mezz’ora sotto le mani di un esperto di Photoshop!

Uscimmo dal locale allegre come non mai, e con una nuova consapevolezza dei nostri corpi.
Non eravamo più la botticella con gambe e braccia, l’Umpa Lumpa a pera, il bevitore di birra bavarese e la maialina allo spiedo, bensì quattro bellissime donne, con tette da urlo, fianchi femminili, carne da toccare e baciare, e la felicità e l’allegria negli occhi!

E per una volta che mi sia concesso, care tavole da surf…questa è la meritata rivincita di noi bellissime e sexy curvy!

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