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Passaggio proibito

‘Prossima fermata Lugano…’

La voce metallica dell’altoparlante ci stava avvisando che mancava poco alla nostra fermata.
Eravamo di ritorno dal nostro mini viaggio per le sfilate alle quali ci aveva invitate Chris, dopo aver discusso a lungo avevamo optato per recarci in treno in modo da poterci rilassare ed evitare soprattutto lo stress della guida e del traffico.
Era stata un’ottima idea, Chris infatti ne aveva approfittato per rientrate con noi.
Erano stati due giorni incredibili, decisamente stancanti ma assolutamente unici.
Vedere il mondo in cui Chris lavorava e si muoveva abitualmente era stata davvero una bellissima esperienza, e bellissimo era stato specialmente ricevere piccoli regali dai vari stilisti presenti all’evento, avevamo fatto bene a portare i nostri trolley più grandi perché ora straripavano di nuovi accessori e gadget rigorosamente griffati.
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CoffeeTime_150901_00243

C’erano una volta quattro donne che camminavano spedite in direzione di una grande porta in vetro automatica.
Nei loro occhi uno scintillio di brama non poteva passare inosservato.
Più si avvicinavano e più aumentavano i battiti cardiaci, le farfalle nello stomaco diventavano uno sciame di api impazzite e il loro passo accelerava con il calare dei metri che le separavano dalla meta.
Quella porta era l’equivalente della grotta contenente il tesoro della fiaba di Alì Babà e i quaranta ladroni, con l’unica differenza che per aprirla non occorreva conoscere la formula magica ‘apriti sesamo’.
Infatti, giunte a pochi centimetri dal vetro, esso si spalancò davanti a loro, mostrando l’ingresso per il paradiso.
Il Centro commerciale Lugano Sud.
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ombre

Ero accoccolata nel mio letto con una puntata della mia serie tv preferita, quando suonò il telefono e comparve un numero che non conoscevo.
Non so perché risposi, ma appena dissi ‘pronto?’ mi pentii amaramente di aver accettato la chiamata, e non sapevo ancora cosa mi stava aspettando…

…Dall’altro capo del telefono sentii una voce maschile che non riconobbi subito.
Aveva un tono molto sostenuto e aggressivo.
Il tempo di realizzare che era il figlio di Sid e mi sentii insultare e attaccare con ogni genere di accuse ed epiteti.
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Tacco

…Come si sa, al peggio non c’è mai fine, e infatti le dis-avventure di Sonia non finiscono qui…

Le sue ‘vittime’ si susseguivano ad un ritmo sempre più ossessivo, e noi, eravamo ormai rassegnate a vederla single per il resto dei suoi giorni.
Tra gli episodi più bizzarri, c’era sicuramente l’avventura con un suo caro amico, che non aveva mai considerato come potenziale fidanzato, ma si sapeva che, in tempo di carestia, Sonia sarebbe stata capace di acchiappare qualunque esemplare maschile a patto che respirasse.
E fu così che iniziò a vedere il suo caro amico, che aveva una cotta per lei da anni, sotto un’altra luce.
Si conoscevano già e quindi tutte pensammo che questa volta non avrebbe potuto inventarsi chissà quale scusa per scaricare anche lui, ma ci sbagliavamo in pieno.
Lui era un elettricista, si stavano frequentando da ormai un paio di settimane e tutto sembrava andare bene, quando successe il patatrac.
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bocca

Caronte!
La parola magica di questo periodo era Caronte.
Il caldo era arrivato a livelli invivibili.
Fosse stato solo il caldo l’avremmo anche potuto sopportare (in fondo siamo in estate), ma Caronte doveva sicuramente avere un senso dell’umorismo molto perverso.
Lo immaginavo armato di un nebulizzatore formato famiglia, giusto per divertirsi a creare quella bellissima coltre di umidità che ti porta ad essere più asciutta quando sei sotto la doccia di quando esci, e a chiederti se per qualche guasto nello spazio temporale ti sei ‘dislocata’ in Vietnam.
Questa situazione, è provato scientificamente, può provocare allucinazioni, perdita di identità, visioni mistiche e trasmutazioni.
In questo momento credo di essere sotto l’effetto di una di queste patologie, anzi non ne ho il minimo dubbio.
Mi auguro di avere quindi il perdono e la comprensione dei miei lettori quando saranno alle prese con questo mio nuovo articolo.

La giornata doveva comunque iniziare, il lavoro chiamava e lo schermo del mio Mac con la pagina bianca mi attendeva…

Sono un’artista. Ebbene si.
Dipingo, anzi, non dipingo più da tanto, tanto, tanto tempo.
Perché?

Sono una persona tendenzialmente molto creativa, ma ancor di più sono molto curiosa, assetata di conoscenza e con infiniti interessi.
Come ben sapete, dopo la fine della mia storia con MisterX, mi è crollato addosso il mondo intero.
Crisi.
Apatia.
Depressione.
E poi, la lenta rinascita.

Rinascere dopo tantissimi mesi di introspezione significa mettersi completamente a nudo e rivalutare tutto quello che si è fatto e che si è stati fino a quel momento.
Io l’ho fatto.
Non è facile, ma non mi piacciono, e non sono abituata, alle cose facili.
Ed ecco che alla fine di questa introspezione, è esplosa la voglia di scrivere, di raccontare di come le persone si relazionano, si amano, si odiano, si vivono; il tutto basandomi su trentotto anni di esperienze personali, ma anche di profonda osservazione delle esperienze di amiche, amici, conoscenti e sconosciuti.
Amo infatti scandagliare l’animo umano, forse in una vita passata sarò stata una sub e scandagliavo fondali marini.
Ora scandaglio le persone!
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Venerdì sera.
Fissavo il mio armadio con l’eterno dilemma su cosa indossare.
In quell’istante dovetti ammetterlo; avevo assolutamente bisogno di una giornata di shopping selvaggio con le mie amiche.

Lo so, lo so; esiste questa leggenda metropolitana in cui si narra che le donne davanti ad un armadio pieno zeppo di abiti, tanto da non riuscire nemmeno più a chiuderlo, diranno sempre che non hanno nulla! Beh, non per niente è appunto una leggenda metropolitana, e come tale non corrisponde minimamente alla realtà.

Optai per una mise non troppo elegante ma abbastanza glamour.
Passai quindi alla scelta delle scarpe e lì mi resi conto, con grande dolore per il mio conto in banca, che di questo passo sarei finita presto a dover andare a vivere letteralmente dentro alle mie scarpe!
Cancellai questo pensiero con una velocità che avrebbe fatto impallidire anche Mastro Lindo.
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