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S.Valentino

... le nostre quattro amiche continueranno a raccontarci le loro vicende?
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a1scuse

Il 10 gennaio era da sempre una delle nostre date predilette.
Il motivo?
Semplice, segnava la fine di tutte quelle festività quali; Natale, vigilia, ultimo dell’anno, capodanno, epifania, settimana delle catene di S.Antonio, Santa Madonna Vergine, Santi Pinco e Pallino, giornata mondiale dei Santi Tizio e Caio, e via dicendo, che, parlandoci chiaro, erano solo una scocciatura di dimensioni epiche, o se vogliamo, una fiera dell’ipocrisia travestita da babbo natale
(chi diavolo erano poi tutti quei Santi e Sante?).
Proprio per questo motivo, il 10 gennaio di ogni anno, nessuno di noi poteva esimersi dalla nostra cena anti-festività.
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big baci culo

Quel pomeriggio ero stesa sul divano con un nuovo libro che avevo iniziato da poco, la lettura mi risultava però difficoltosa.
Armata di analgesici di ogni sorta stavo cercando di trovare sollievo al tremendo mal di schiena che da alcuni giorni non mi dava tregua.
Abbandonai così la lettura e provai a scrivere il nuovo articolo per la mia rubrica ‘Coffee Time or Sex Time?’, ero in ritardo con la consegna e la mia editrice non mi avrebbe perdonata se non le avessi consegnato il tutto nel tempo prestabilito.
Scrivere è bello, per gli autori c’è sempre una sorta di magia nel vedere comparire le parole sullo schermo del loro computer e alla fine ritrovarsi con un pezzo, o un libro, che la gente leggerà, commenterà, amerà oppure, perché no, odierà.
Ma il bello sta anche in questo, correre il rischio.
In quell’istante i miei pensieri furono interrotti dal suono del mio iPhone, buttai un occhio e vidi che il nome di Sam lampeggiava come una luminaria natalizia.
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rosa vudu

L’estate era ormai un ricordo che sembrava lontanissimo, anche se in realtà erano passati solo pochi mesi.
Eravamo in quel periodo meraviglioso, dove gli alberi e la natura iniziavano a colorarsi di calde sfumature e l’aria diventava così limpida da guardare le montagne lontane ed avere l’impressione di poterle toccare con un dito.
Il sole, inoltre, ci stava graziando, regalandoci giornate tiepide e perfette per passare del tempo all’aria aperta.
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davanti tenda_151004__00313

Il sole filtrava dalla finestra e il campanile della chiesa annunciava l’inizio di una nuova giornata con un’allegra melodia tipica dei paesini di campagna.
Mi girai stiracchiandomi e per un attimo restai confusa; non ero nel mio letto. Un istante soltanto e ricordai che mi trovavo in un albergo, all’altro capo della Svizzera.
Girandomi sentii il dolce tepore del corpo di un uomo accanto a me, il suo respiro ancora profondo e regolare, e la sua mano che nel sonno cercava il mio corpo. Big.
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mani legate

Il telefono squillò con una chiamata-conferenza, da Sam verso me e le altre.
Quando risposi riuscii solo a sentire Sam che, tutta agitata, ci ‘convocava’ per un pranzo urgente all’Antica Osteria del Porto a Lugano.
Erano le 11.00, mi preparai al volo, per riuscire a raggiungere le altre in tempo, e mentre mi vestivo non riuscivo a non smettere di preoccuparmi per questa chiamata improvvisa e urgente.
Cosa poteva essere successo a Sam per convocarci tutte così inaspettatamente?
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laura bar

Ero al telefono con il mio amico Chris che mi stava raccontando della sua nuova storia, sembrava essere partita con i migliori presupposti, e lui, naturalmente, era al settimo cielo.
Non riusciva ancora a credere che Sophie fosse realmente quella che si stava mostrando, ma voleva darle una possibilità e provare a lasciarsi andare.
Sbaglio o avevamo tutti lo stesso problema?
Chris, però, non stava più nella pelle dalla curiosità, voleva sapere di me, e mi tartassò di domande finché non gli raccontai del mio proseguo con Big.
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ombre

E infatti arrivarono le 11.30 e dalla porta della mia camera d’ospedale erano entrate solo Cloé, un medico, qualche infermiera e Sam…Lo sapevo, me l’aspettavo, ne ero conscia, ma allora perché mi sentivo così triste?

Restai sola, Cloé e Sam sarebbero tornate nel tardo pomeriggio.
Mentre rimuginavo sui motivi della mia reazione mi chiamò Stella, che, come sempre, riuscì a rimettermi di buon umore e a farmi passare una divertente mezz’ora spettegolando sulle varie vipere di nostra conoscenza e raccontandomi della sua amicizia con Alessandro che si stava consolidando sempre di più.
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ombre

Ero accoccolata nel mio letto con una puntata della mia serie tv preferita, quando suonò il telefono e comparve un numero che non conoscevo.
Non so perché risposi, ma appena dissi ‘pronto?’ mi pentii amaramente di aver accettato la chiamata, e non sapevo ancora cosa mi stava aspettando…

…Dall’altro capo del telefono sentii una voce maschile che non riconobbi subito.
Aveva un tono molto sostenuto e aggressivo.
Il tempo di realizzare che era il figlio di Sid e mi sentii insultare e attaccare con ogni genere di accuse ed epiteti.
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Rabbit_1

…per ingannare l’attesa ci accordammo per un’uscita di shopping alternativo, ovvero batterie in quantità industriale e lubrificante al silicone della Durex a litri.
Alla peggio l’avremmo rivenduto ad Erika!…

Mentre girovagavamo per negozi, io e Stella, facemmo ‘provviste’ anche per le altre, accumulando una quantità assurda di sguardi invidiosi e/o scandalizzati delle varie commesse quando ci presentavamo a pagare stock industriali di lubrificanti di ogni tipo.

Tutto questo era nuovo per noi.
Stavamo entrando nell’era dell’emancipazione sessuale, dei surrogati erotici alla figura maschile, della fine del bisogno di un uomo per avere una vita erotica soddisfacente, o almeno così credevamo.
Mancava solo lui.
Il Rabbit!
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